(...this story is in Italian...hoping that soon there will be the English translations...)

Dust of Rave

Il cagnolino si guardava attorno spaesato.
Dove si trovava?
L'uomo che gli era stato sempre accanto da quando era un cucciolo l'aveva fatto salire in macchina con lui e l'aveva portato in mezzo a quella strada lunghissima.
Aveva aperto lo sportello e l'aveva fatto scendere.
Poi aveva richiuso lo sportello ed era ripartito sgommando.
Senza di lui.
E ora?
Aveva freddo, tanto freddo...

L'auto sfrecciava forte sull'autostrada.
L'uomo al volante guardava dritto davanti a sè.
Due figure vicino al casello.
Due ragazzi che facevano l'autostop.
L'auto si fermava.
- dove andate?
- verso nord
- salite.
L'auto ripartiva.
Pioveva, pioveva molto l'asfalto era bagnato.

Il cagnolino tremava, aveva freddo. L'uomo che era con lui non si era accorto della sua assenza.
Che fare?
L'avrebbe cercato, sì, sarebbe tornato da lui.
E lui non l'avrebbe più lasciato.

L'auto correva.

Il cagnolino camminava.

Pochi attimi.

Pochi attimi per sterzare bruscamente cercando di non investire l'esserino spaventato che era sulla strada..
Pochi attimi per perdere il controllo dell'auto che slittava sull'asfalto bagnatissimo.
Pochi attimi per sentire le grida che si fondevano in un unico macabro coro disperato.

Poi la luce.
Luce luce luce....

Project n. 1

Una luce. Bianca dapprima. Poi leggere venature azzurre cominciano a pugnalarla.
Rosso. Rosso tutto intorno a me.
Arancione.
Giallo. Giallo...
e poi di nuovo bianco.
La luce é forte.
La luce...

- svegliati, é il tuo turno di pulire il water!!! Quel bagno é uno schifo!
Strizzo forte gli occhi e la luce prende il contorno del soffitto crepato che é sopra di me.
-che ore sono?
- più tardi di quanto tu creda.
Sbadiglio platealmente e mi gratto la testa.
Mi ci vogliono una bella manciata di secondi per raccapezzarmi e decidermi a scendere dal letto.
Pink é gia nell'angolo cucina a sferruzzare tra i fornelli e a riempire il nostro buco di fumo oleoso fritto.
Afferro la sveglia affianco a me.
-sono le ..... !!!!
E' tardissimo!
Infilo macrovelocemente i vestiti, butto forzatamente il viso nel filo d'acqua gelata che pigola nel lavandino, afferro la borsa e saluto Pink che mi lancia fulmini per il bagno sporko insieme a un "buona fortuna, ranocchietto!".
Un attimo e sono già sulle scale di ferro del palazzo.
Le inforko tutte e sono in strada.
Per stamattina il bagno dovrà pulirlo la mia amica.
Tossisko per il fumo che puntualmente si infila nelle narici degli abitanti della Città.
La Città che mi offre il suo consueto spettacolo di distruzione e rinascita, morte e vita...
I palazzi che il Supremo Governo ha costruito e che continua a costruire.
Gli ologrammi.
gli edifici distrutti dal Grande Male.
Le strade sopraelevate che oscurano il cielo.
Le auto che sfrecciano a 100 miglia orarie i taxy a 200 e gli sbirri del Supremo Servizio di Vigilanza e Protezione a 300...
I ragazzi vicino alle loro moto a gasolene a gallettare con le pollastrelle attorno.
I bambini che piangono, osservano, chiedono, sorridono.
le pubblicità stratosferiche di bevande gassate sintetizzate con ben l'1% di vero limone coltivato nelle grandi Serre (le grandi insalate)
Barboni in strada a chiedere qualche spicciolo.
Magari per un goccio di Gomma sintetizzata.
Il grigio, il verde, il blu, il rosso...
Faccio appena in tempo a prendere l'aerotram e aiuto una ragazzina che sta per cadere dalla piattaforma di attaccamento.
Pochi minuti ed eccomi di fronte alla Summa Universitat.
Oggi è un giorno importante, ho l'esame di qualificazione al terzo livello...
In borsa ho i super disk con dentro tutte le mie ricerche sul Grande Male e sulla vita delle persone prima di quell'evento.
Entro sgommando.
Nell'aula ci sono gia i miei amici. Anche loro lì per la qualificazione.
Gli vado vicino, sorrido. Porko pakko, sono agitatissima.
Kob ha della gomma sintetizzata. Ne ingoio una goccia. Gli altri ne hanno già presa. Questa servirà per farmi calmare.

saremo sempre insieme io e te....

- Avete detto qualcosa?
No, nulla.
Mi guardo attorno. Sono sicura che qualcuno abbia parlato. Ma probabilmente me lo sono solo sognata.

Per sempre, piccina, io e te. Non ci lasceremo mai.

-Ma che cazzo state dicendo?
I ragazzi mi guardano perplessi. Mi giro attorno. Mi chiedono cosa kavolo mi prende. Nulla, rispondo.
Mi siedo nervosa sulla panca.
La voce devo avermela sognata. Agitazione e gomma sintetizzata forse non vanno molto d’accordo.
Vedo a uno a uno i miei amici chiamati al tavolo dei Commissori parlare di ciò che hanno visto studiato e preparato per mesi interi.
Respinto.
Innalzato.
Innalzato.
Innalzato.
Respinto.
Innalzato.
Poi arriva il mio turno.
Sono tesa.
Deve andarmi bene.
Mi sono preparata per tre mesi, ho passato ore e ore nelle biblioteche virtuali.
Mattine, sere, pomeriggi.
Le facce occhialute dei Commissori mi squadrano da capo a busto e mi invitano a sedermi.

- Mi vuoi bene? Io sì e tanto....

Di nuovo quella voce! Ma che mi prende? Uno dei commissori mi parla.
-signorina, mi faccia vedere i suoi super disk...
Prendo i cerchi di metallo e li inserisco nel lettore.
Ologrammi di persone che si muovevano in auto antiche lentissime appaiono sulla cattedra.
Comincio a parlare.
-La terra nel XXI secolo era...
Un attimo. C'é un immagine nella mia testa. Un immagine sfocatissima...
- signorina?
-si, scusi... dicevo, la terra ...
L’immagine si fa un po’ più nitida...

Cammino, la pioggia é forte. Non so neppure dove sto andando. Ma neppure me ne importa.
So soltanto che lui non é con me.
La gonna nera che mi arriva alle caviglie si infradicia d'acqua ma a stento me ne accorgo.
Non volevo dirgli quelle cose cattive, sono innamorata di lui, innamorata come una pazza.
Sono stata stupida, una vigliacca...

- ...la terra...

Giro l'angolo e mi appare davanti proprio lui.
Un attimo.
E io sono nelle sue braccia. Piango.
- Ti amo, ti amo da impazzire, ti adoro, non ci voglio stare lontana da te!!!
Mi accarezza il viso . Le lacrime si mescolano con quelle del cielo sul suo viso da gattino. Mi sorride e parla dolcemente.
- Ti prego, non scappare più via... fa troppo male.

- ...nella terra del XXI secolo ... un... io...
- Signorina sta bene?
- si, si...

Sento il suo calore trasparire dai vestiti e accarezzare la mia pelle. Mi stringe talmente tanto forte da togliermi il respiro. Mi alza da terra a mi fa girare in tondo. Rido e quando si ferma gli circondo la testa con le braccia e bacio le sue labbra.

- Signorina?
traballo incerta sulle gambe. Senza rendermene conto mi sono alzata dalla sedia.
Ma che cosa mi prende? Cosa sono tutte queste immagini che vedo?
E soprattutto chi é il ragazzo con i capelli lunghi e gli occhi da gattino innamorato?
No, devo stare calma.
Non superare l'esame vorrebbe dire essere per un altro anno ancora al secondo livello!
Devo stare calma.
- la terra...

Le pallide pietre tombali sono illuminate dalla luna. Ci stringiamo la mano mentre camminiamo nei vialetti fiorati.
Tutt’intorno foto di persone che hanno parlato, mangiato, dormito, urlato, sognato, proprio come noi.
Il viso di una bambina di 5 anni.
"sono volata in cielo dalla mia mamma" c'é scritto.
Gli alberi ricamano ombre sui muri bianchi. Disegnano fanciulle rapite da draghi.
- La Chiesa.
Entriamo dentro.
La botola.
Ci caliamo giù.
Nei sotterranei.
Il salone. Un immenso salone vuoto.
- vuoi ballare?
Ci sorridiamo.
La musica é dentro di noi mentre ci muoviamo ondeggiando sul pavimento.

- m...mi scusi ma non credo di stare molto bene... credo che tornerò a casa...
- E' sicura? Se non sostiene questa prova verrà respinta e il suo intero corso di studi annuale annullato!
- sì... però....io....
- come vuole lei...
Respinta.
Torno alle panche dove i ragazzi mi vengono attorno, preoccupati.
Voglio solo andare via restare da sola.
Mi sento stranissima.
Come mai lo ero stata prima.
Kob mi viene vicino ma il solo pensiero di essere toccata mi dà la nausea.
Sono tutta presa da quel viso.
Quel viso...

E' proprio accanto a me. Sento il suo respiro regolare, il battito del suo cuore. Gli accarezzo i capelli lunghi e castani.
E' nudo ed é sdraiato. L'ombra della candela illumina la sua pelle.
Piccole palline di luce sfiorano il suo corpo morbido. Rotolano sulle sue mani, le sue labbra...
Lo guardo sorridendo.
E' tutto perfetto, tutto una favola troppo bella anche solo da raccontare.
Si muove lentamente.
Apre gli occhi.
Le sue labbra si incurvano all'insù.
I capelli gli cadono sulle guance.
Muoio nel suo sguardo.

Porko pakko, il cuore mi batte fortissimo. Saluto tutti molto velocemente lasciando cadere nel vuoto le loro domande, offerte di accompagnarmi e vado via.
Kob cerca di seguirmi ma io gli dico di lasciarmi sola.
Non so cosa sono queste immagini che mi martellano la testa.
Immagini di quel ragazzo. E di come era la Terra più di 60 anni fa, prima del Grande Male.
Credo.
Esco fuori dall'edificio.
Cristo. Un anno buttato nel cesso.
Che cogliona che sono.
Devo solo fottermi.
Porko pakko.
‘fanculo alla mia testa di cazzo.

Project n. 2

-Respinta? Come sarebbe a dire respinta?
Scavalco Pink e la sua notevole quantità di domande a cui non voglio rispondere ed entro in bagno. Lei continua a parlarmi ma chiudo la porta a chiave e mi siedo sul water.
Osservo la mia immagine allo specchio.
I capelli lisci e color merda mi arrivano fin sotto le spalle.
No, c'é qualcosa che non va.
C'é qualcosa che non va.
Come se non fossi io.
Come se quella che vedessi io fosse soltanto un'immagine costruita.
E' solo un attimo.
Prendo le forbici.
Un colpo secco.
E poi un altro.
E un altro ancora.
I capelli sono per terra.
Ora mi arrivano appena alle orecchie.
Prendo la scatola dall'armadietto e tiro fuori una bella manciata di polvere viola colorante. La mescolo all'acqua.

Il vento ci abbraccia con forza e le onde del mare giocano con i nostri piedi.
Corri!
Ci prendiamo per mano mentre corriamo gridando con i gabbiani.
Il cielo più spaventosamente azzurro che sia mai esistito ci sovrasta.
Cado nell'acqua tirandomi lui sopra di me.
Ci baciamo.
E ci baciamo ancora.
E continuiamo a baciarci.

Il colore viola é caduto a terra colorando il pavimento.
Tolgo via l'asciugamano dai capelli.
Viola anche sui capelli.
Mi sento meglio.
Ora é come se l'immagine che ho davanti sia più vera.
Esco dal bagno e Pink mi sorride.
- Fighi i capelli! Senti, rospetto, a te è successo qualcosa di non molto piacevole. Ne parliamo insieme una bella razione di gomma sintetizzata?

Project n.3

Da lontano vedo le luci degli strobo e sento già la musica scaraventata nell'aria.
Io e Pink abbiamo bevuto di tutto, pisciato sulle ruote di una volante del Servizio Supremo di vigilanza e Protezione, ruttato in faccia ad uno sbirro che ci chiedeva il codice di identificazione, scappate via dallo stesso sbirro che voleva arrestarci, ingollato cinque gocce di gomma sintetizzata, entrate in un supermercato fottendoci cinque bottiglie di vino sintetico, vodka russa (o almeno così è scritto sull’etichetta) e birra chimica, baciato tre ragazzi (Pink), scrokkato agli stessi ragazzi altre due gocce di gomma sintetizzata (io) e un passaggio per il rave dove ci troviamo ora.
La notte continua.
Siamo nella parte vecchia della città, quella vietatissima ai civili per via delle costruzioni ancora pericolanti e per qualcosaltro di non molto preciso e molto in voga fra i militari del Servizio Supremo di protezione ecc.ecc.
I capannoni giganteschi delle fabbriche ormai distrutte si ergono come immensi sarcofagi di ciò che la Grande Città è stata un tempo.
Pullulante ora di ravers scatenati e allucinati che si divertono.
E che vivono.
Porko pakko, che figata.
C'è un bordello di gente. Man mano che ci avviciniamo ai capannoni il volume della musica aumenta e mi sfonda piacevolmente i timpani.
Porko pakko.
Entriamo. Senza pagare nulla, dato che Pink a momenti stupra un ragazzo all’entrata.
La gomma sintetizzata si fa sentire, mi mette energia al corpo, ballo, rido, mi muovo, alzo le gambe, le braccia, bevo, sorrido e continuo a ballare e a volteggiare....
Aiiiii!!!!
non vedo più Pink sarà in giro a skrokkare della gomma sintetizzata.
Ballo, le casse pompano la musica.
E mi avvolgono, mi prendono e mi fanno muovere...
yeahhhhh!!!!
Trovo altre gocce di gomma sintetizzata, le prendo nel naso e in bocca.
Il pusher mi dice che ha anche un’altra sostanza, una cosa nuovissima. Decido di provarla. Dust of Rave si chiama.
Magari il tipo mi sta prendendo per culo ma voglio provarci.
Prendo la fialetta che il tipo mi porge dandogli contemporaneamente i soldi e vado via.
Mi siedo in un angolino accanto dei ragazzi sotto viaggio.
La fialetta ha un colore più o meno fucksia. Osservo affascinata gli effetti che le luci degli strobo producono sul vetro.
Riverso il contenuto sulla custodia di un superdisk e comincio a sminuzzarla con un coltellino. Arrotolo una banconota e tiro su.
Ha un sapore amaro. Mi sembra di tirar su vernice.
Sento che un liquido amaro mi scivola in gola.
Degluttisco.
Figo.
Sento dentro nel corpo la sensazione troppo piacevole che mi da. Chiudo gli occhi.
Sto fussissima manco eiesco a scrivere ed è fusdissimo starew così che figo.
Volo…
Volo nel vuoto del mio viaggio chimico.
Mi sento leggera, anzi leggerissima…non ho più peso potrei volare davvero … E infatti volo, sto volando!!! Non sento più la terra!!! Sto volando! Sto volandooo!!!
No, non sto volando, sono ancora seduta a terra con in mano la boccetta e la cannuccia infilata nel naso.
Era tutto un primo effetto della droga.
Porko pakko.
Ma che roba è?
Ho voglia di ballare. Sfilo via la cannuccia dal naso, metto l’agenda e la boccetta in borsa e vado verso le casse dove la musica è sopra tutti i livelli di sopportazione dei timpani sobri.
E mi muovo, mi muovo tutta.
Mi giro. Ma è Pink quella ragazza di fronte a me? Vado verso di lei, sta parlando con dei ragazzi, forse ha trovato altra gomma sintetizzata. No, l’ho persa di vista! Voglio dirle della roba nuova che ho trovato. Voglio farla provare anche a lei.
Mi giro ma non la vedo.
Sempre ballando cammino qua e la cercandola ma nisba. Zero Pink.
Cerco di aprire la porta che collega l’altro capannone vicino a dove mi è sembrato di averla vista ma è sbarrata da una serie di tubi arruginitissimi.
Torno vicino alle casse e ai maxi schermi.
Continuo a ballare.
Mi immergo nei frattali nelle immagini sparate direttamente negli occhi dei ravers.
Butto la testa indietro e volteggio, volteggio volteggio sempre più forte… sento che sta per salirmi da dentro di nuovo qualcosa della sostanza che ho appena preso…si, si lo sento…tipo come mille orgasmi mi creano piacere in ogni parte del corpo, mi solleticano, mi accarezzano, mi scuotono, mi sbattono, mi prendono…
Non trattengo gridolini di piacere…butto in avanti la testa e apro lentamente gli occhi godendomi ogni singola sfumatura…
Un attimo.
Quel viso.
Quel viso.
Quel viso.
Quel viso é davanti a me.
Per un attimo.
Solo per un attimo.
La luce va via.
La luce ritorna.
E lui non c'é più.
Porko pakko.
Ho visto il viso.
Ho visto il ragazzo.
Il ragazzo che mi ha fatto mandare in fumo mesi di preparazione ad un esame fottuto.
Ho sognato?
Non lo so.
Ma comincio a cercare barcollando, spingo i punk dark ballanti che mi si agitano addosso e giro, giro forse in tondo, giro su me stessa, cerco cerco cerco...
dove sei viso?
Dove sei ragazzo che mi appari nella mente?
I colori mi appannano morbidamente gli occhi.
Vedo la scena a rallentatore...
un braccio mi passa davanti lentamente, si piega, scende giù, mille braccia mi sono davanti...
dita mani che si alternano a buio e luci verdi e viola e rosse e gialle.... e in un secondo, in un infinitesimo piccolo microscopico secondo come una magia remota e infinita le corde che tengono insieme passato e presente e futuro e probabilità e destino e caso si uniscono, si legano.

E' qui di fronte a me.
Quel viso é di fronte a me.

Posso vederlo.
Se allungassi il braccio potrei toccarlo.
Sfiorarlo.
Sei di fronte a me.
Mi guardi.
Mi stai guardando.
Con i tuoi occhi ironici.
E le labbra all'insù.
Anche tu non stai più ballando.
Mi guardi.
Mi guardi, semplicemente.

E il tempo si ferma.

Si ferma in un respiro.
un lungo eterno immutabile respiro.
siamo qui io e te.
Il cuore si ferma.
Tutto si ferma.
A guardare te e me.
Non erano solo sogni. Tu esisti davvero e sei davanti a me!
Un passo piccino.
Il cuore che batte.
Un altro passo.
La mano che trema.
Chi sei?
La mano si alza...

E lei ti si butta addosso. Vi abbracciate.
Lei ha gomma sintetizzata. Appena presa. Una vera prelibatezza.
Te la spara nel naso, la sua lingua si infila viscida nella tua bocca e le sue mani skifose si infilano dappertutto sul tuo corpo perfetto.
Mi lanci uno sguardo distratto.
Lei si gira verso di me.
E' bella, di una bellezza talmente tanto rivoltante.
Da vomitare.
Un fisico da svenire e un viso da bambola.

Vi baciate.
E il cuore mi muore dentro.
Ma perché? Perché provo tutto questo?
Porko kazzo fottuto.
C'é lei ora in questa vita. Io sono acqua passata. Acqua passata? Ma che dico? Cosa é passato? E poi é gelosia questa che sento?
Ti prende per il braccio e i tuoi occhi non sono più per me. Andate via. Tra i ragazzi che ballano, si contorcono, si sdoppiano, come tanti vermi infilzati in un ferro accuminato.
Le luci mi feriscono gli occhi, la musica mi sbatte nel cervello...
Dove siete? Dove sei?
Vi cerco, vi cerco ma dove siete finiti?
Dove sei??
Non ha senso cercarti sei con lei, l'abbracciavi, la baciavi, chiudevi i tuoi occhi...
Ma perché sto pensando questo?

Sono seduta sulle scale accanto al ponte. Il fiume scorre sotto di me , lentamente.
Sto disegnando le persone che mi passano accanto.
Ad un tratto un anello nero mi cade dall'alto sui fogli. Lo prendo in mano.
Zero tempo per aprire bocca e sento una pressione sul collo.
Metallo freddo.
E calore delle sue mani.
Una collanina con pietre nere ora è sopra la mia pelle..
-Sono per te.


aria, aria....ho bisogno di aria.
Non riesco a trovarvi, il capannone é grandissimo. Dove sei? Dove sei?
Dove seii?? Non ti conosco, non so chi sei, non so perché sei nella mia mente, so solo che voglio vederti di nuovo.
Il cuore mi batte talmente forte da sembrarmi impazzito.

Ridiamo come pazzi e ci facciamo il solletico.
Corriamo per la casa, ci lanciamo di tutto addosso, urliamo che ci amiamo, ci facciamo il solletico, ci baciamo, ci rotoliamo per terra...

Comincio a vedere scuro, sempre più scuro... perché le luci sono diventate nere?
Sento i suoni e la musica e gli urli ovattati quasi come se avessi un filtro alle orecchie...
Ti cerco, mi chiedo perché, perché.
Aria.
Dove sei?
Mi ritrovo proprio accanto all'uscita, faccio vedere il timbro sul palmo della mano e vado fuori.

Sono seduta al tavolo. I fogli dei disegni sono tutti sparpagliati.
Mi guarda sorridendomi.
Poi il suo sguardo si posa sulla tastiera.
Sorrido.
Apro la custodia del violino.
Le nostre mani si muovono.
Le note accarezzano l'aria, ci avvolgono, ci uniscono.

Aria.

Che mi soffoca.

Dove sei?
Continuo a cercarti fra le facce stravolte in viaggio intontite felici apatiche che trovo in giro, all’aperto.
Ma tu non ci sei.
Porko pakko, mi manchi. Mi manchi talmente tanto.
Neppure ti conosco e sento di conoscerti da sempre.
Non posso averti perso.
Ti cerco e continuo a cercarti ma non ti vedo.
Cammino per non so quanto. Forse un minuto, forse un secondo, forse ore.
E mi trovo davanti il cancello di un cimitero abbandonato. Un vecchio cimitero.
Il muro é spaccato. Piegandomi e un pò strisciando entro dentro. Ci sono ancora le tombe senza nessun ologramma.
Solo pietre con vecchie carte con sopra il ritratto di chi ci é sepolto sopra. E erba. E le preghiere e il dolore di tante persone nell'aria.
I miei piedi si posano sui vialetti.
Statue semidistrutte sono intorno.
Gli angeli di pietra piangono accanto ai tubi e ai mattoni delle fabbriche come tanti quadri cyberpunk.
Mi sento distrutta.
Distrutta come tutte le cose che vedo attorno a me in questo vecchio cimitero.

E' così che muore una stella?

Una lacrima mi scende giù. E poi un'altra e un'altra ancora.
Piango. Ma perché piango? Cosa mi prende? Sono impazzita? E poi perché mi fa così male averti visto con una ragazza?
Perchè?
Mi siedo su una pietra fredda che la luce distorta della luna rende quasi azzurrina.
Perché?
Perchè sento che davvero io e te abbiamo vissuto tutto quello che vede la mia mente?
Davvero io e te ci siamo già visti. Tu esisti, sei vero.
Probabilmente sono pazza o forse troppo fusa ma sento che è così.
Sei vero. Non sei solo un frutto della mia mente malata. E sei dentro quell'edificio. Devo trovarti, voglio vederti.
La testa mi gira, mi gira forte. Sento qualcosa di assurdo, qualcosa che fa malissimo. Sento che se non riesco a trovarti avrò perso tutto. Ma chi sei? Che vuoi da me?
Devo trovarti, parlarti. Faccio per alzarmi e andare via ma la testa mi gira sempre più forte, il cuore sta per scoppiare, non riesco a respirare. Le gambe non mi tengono più. Mi appoggio pesantemente su una statua di pietra che si sgretola sotto le mie dita. Cado a terra. In bocca sapore di sangue. Poi più niente.

Luce, luce bianca. E' la luna? Rumore di passi.
-c'é qualche problema dottore?
- non credo. Ma il numero 4 mi sta preoccupando. Tenga d'occhio il soggetto e mi riferisca tutti suoi movimenti.
-Certamente.

Luce. Luce.

- Dio, Ranocchietto, ma come ti sei conciata? Forza, ce ne torniamo a casa!
- Sei tu ragazzo?
- no, tesoro, sono Pink, il tuo angioletto custode! E ora ce ne andiamo via di qui. Questo posto mi da i brividi!
Passo il braccio attorno il collo di Pink e ondeggiando riesco ad alzarmi in piedi. Ho in testa un'intera orchestra di aerotram in partenza.
- Cos'é successo? Biascico.
- Questo devi dirmelo tu. Ti ho cercata ovunque. Non so neanche io come ho fatto a trovarti in questo posto. Camminavo e ho sentito la tua voce che veniva da qui. Ti annoiavi così tanto da parlare da sola?
- Io non so... non ricordo nulla.... non ricordo come ho fatto ad arrivare qui...
Mi lascio trasportare via. Poi di colpo, il ricordo.
- il ragazzo! Ho visto il ragazzo di cui ti ho parlato! Era qui e l'ho visto! Non erano solo sogni, esiste davvero!
-Sì, e io sono una regina del Vecchio Mondo!
- Sul serio, é qui! Voglio tornare dentro, devo cercarlo!
- Non credi di essere troppo fusa?
- No, sono sicura! Pink, dobbiamo..
Una leggera pressione sulla base del collo mi fa partire una serie di brividi che mi prendono tutto il corpo.
Poi il buio.

Project n.4

Non so per quanto tempo sono rimasta a letto. Giorni interi. Forse la gomma sintetizzata e quell’altra sostanza che ho ingollato non erano proprio buone.
Pink mi è stata attorno come un gatto e continua a ripetermi che quel ragazzo l'ho visto solo nei miei sogni. Ma non è così. Io l'ho visto, ne sono sicura.

Project n.5

Sono passati due mesi dalla sera del Rave.
Sono in giro con Pink. Abbiamo fatto spesa. Oggi si prospetta una serata interessante. Tech, uno dei tanti tipi che Pink si porta a letto ha delle cose molto carine. E fra queste c’è la Dust of Rave. Ho voglia di riprovarla, ho voglia di far festa.
Torniamo a casa e il tipo e un suo amico sono già vicino la porta.
Pink sorride.
-Già qui?
I due hanno una faccia allarmata.
- Entriamo subito in casa, c’è una strana agitazione fra quelli del Servizio!
Entriamo tutti a casa.
L’altro tipo che è con lui si chiama Rap.
Sembrano simpatici.
Ci mettiamo subito comodi, io metto musica.
Stasera solo divertimento.
Mi siedo accanto Rap. Mi parla un po’ di sé. Beviamo insieme koka button e bikra. Mi racconta di una volta che era stato preso dal Servizio Supremo ecc.ecc con 20 grammi di roba addosso e aveva passato un mese in carcere, picchiato puntualmente da quei figli di puttana. E le cicatrici sul corpo ne erano una prova.
Rap mette su una lastra di metallo una fialetta intera di Dust of Rave e prepara quattro strisce.
Prende un pezzo di carta dalla tasca della sua giubba e incrocia le mani per strapparne un pezzo e farne una cannuccia quando ad un tratto… ad un tratto un qualcosa mi infilza il cuore come uno spiedino liofilizzato e me lo mette sul fuoco.
Blocco Rap e gli strappo il pezzo di carta dalle mani e lo fisso non riuscendo a spiccicare una parola.
Porko pakko, porko pakko porko pakko.
Tiro Pink per un braccio incurante delle sue proteste (dato che si stava divertendo con Tech) e le indico l’opuscolo.
- Pink, è lui! E' il ragazzo!
Lei guarda l’opuscolo perplessa.
- questo qui?
- sì è proprio lui! Visto? Non me lo sono sognata! Ed ecco la prova!
-Ascolta, questo significa solo una cosa: che probabilmente l'avevi già visto prima e il tuo inconscio ha catturato la sua immagine, tutto qui. E' un cantante a quanto sembra ed è normale che...
- Sarà Pink ma io devo vederlo, voglio parlarci!
- Ranocchietto…
Fisso Rap.
- Ascolta, dove hai trovato questo?
- Me lo ha dato un mio amico, si tratta di un megaconcerto che si farà domani nella parte vecchia della Città.
Guardo la carta fra le mie mani.
- Devo andarci.
Pink si allarma.
- Ma sei impazzita?
- No, non lo sono affatto. Devo vedere quel ragazzo non so spiegarti…ma devo!
- Quella zona è off-limits... sai benissimo che ci sono ancora pericoli di radiazioni! Le persone che vivono lì sono tutte strane! Tre occhi, un braccio, nove dita per mano…
- Pink, io devo andare. Non me ne fotte un cazzo di radiazioni e quelle altre puttanate lì. Secondo me sono tutte cazzate. E fanculo anche alla radiazioni.
- Ranocchietto, ascolta…
Mi prende per le spalle cercando di parlarmi ma io non l’ascolto minimamente. So solo che finalmente ho ritrovato il ragazzo.
- Rap, precisamente dove si fa il concerto?
Stavolta mi risponde Tech.
- Si tratta di roba illegale e per questo certo non troverai scritto qui il luogo …ma c’è comunque il meeting point dove puoi chiedere… la parola d’ordine posso dartela io…
Rap guarda Pink.
- Posso fidarmi?
Pink sospira. E’ indecisa se ostacolarmi o meno.
- Vai tranquillo, bimbo. Lei è a posto, garantisco io.
- Bene. Ragazzina, la parola d’ordine è questa.
Mi mette fra le mani una fialetta di Dust of Rave. Rimango perplessa.
- Non guardarmi così. Quella è il tuo lasciapassare per l’Inferno, bambolina!
(...)
Guardo il cielo verde radioattivo sopra di me oscurato dalle sopraelevate e sorrido. Ho una strana agitazione nel cuore…so che qualunque cosa possa succedere in questo viaggio mi cambierà tutto per sempre. E’ così, lo sento.
Ma io non voglio affatto tirarmi indietro.
C’è un qualcosa di stonato nella mia vita e voglio scoprire cosa.
Ho il mio lasciapassare nel giubbino.
Vado.
Go!

Project n. 6

Trovare il meeting point è più difficile di quello che credevo.
Ma alla fine riesco ad arrivarci.
Sgattaiolando da tutti i possibili Vigilanti che incrocio nella mia strada.
Ho della droga figa addosso e per questo è prevista la iconosi.
Ovvero ridurre con un semplice laser gli esseri umani a larve, vegetali. In modo che non possano più dare fastidio alla “società”.
E io non ho nessunissima voglia di fare quella fine.
Meeting Point.
Fatico in po’ a trovare qualcuno che possa darmi informazioni utili. Sono anche io un po’ restia a mostrare la mia “parola d’ordine” a chiunque…
Finalmente trovo una ragazza che può aiutarmi. Sa del concerto e mi dice il luogo. Non so dove sia. Mi dice di non preoccuparmi, che può insegnarmi la strada. Poi mi offre della bikra.
La beviamo parlando. E’ eccitatissima.
- Suoneranno un kasino di gruppi ma il pezzo forte sono i Dust of Rave. Sono una cosa assurda!
Sorrido alla ragazza, non conosco i Dust of Rave ma i suoi occhi convinti mi trascinano.
Ci sono dei ragazzi che possono mostrarmi una mappa per arrivare al concerto. Mi chiede di seguirla.
Saliamo sui tetti. La Città si stende sotto ai miei occhi. Vista da qui persino il fumo delle esplosioni sembra dare pace… sembra tutto così lontano, quasi velato di nebbiolina…

Goffamente esco fuori dalla finestra della nostra mansarda. Non sono molto abile nei movimenti. Tu sei già fuori sul tetto.
Mi stai aspettando sorridendo. Vengo gattoni accanto a te. Rabbrividisco. Un po’ per il freddo. Un pò per quello che sento dentro. La luna e le stelle ci sorridono.
- Sei l’unica persona di cui mi fido.


- Ehi, tutto bene?
Sorrido alla ragazza.
si tutto ok…è che ho avuto…una specie di ricordo…o un sogno…non so cos’era..
Sul tetto del palazzo mezzo diroccato che una volta era stato un museo scientifico ci sono gli altri ragazzi. Mi fanno vedere una mappa. Dovrò impararla bene a memoria perché non vogliono che esistano pezzi di carta che possano cadere nelle mani dei Vigilanti.
Guardo per bene la strada da fare.
Sono fortunata, non è molto lontano.
La ragazza non è tranquilla.
Mi spiega che il museo era del centro di ricerche Last Dido. Strane voci circolavano su ciò che accadeva nei loro laboratori.
Voci di orrori veri e propri. E il museo dove noi siamo sul tetto ne era una delle facciate superficiali, ufficiali.
- Non è bello stare qui. Magari qui sotto c’erano sotterranei dove chissà cosa facevano…
Andiamo via.
La ringrazio.
Continuo per la mia via.

Cerco di tenere bene in mente la strada da fare ma a più incroci sbaglio e devo tornare indietro. Preferisco non chiedere indicazioni a nessuno.
Dopo ore e ore di strada arrivo al luogo.
Seguendo le indicazioni della mappa sono riuscita a evitare i posti di blocco dei Vigilanti che segnano la parte vecchia estrema della Città da quella nuova.
Saranno vere tutte le voci che circolano sulle radiazioni?
Non credo. E poi ora certo non mi tiro indietro. Devo trovare il ragazzo.
Guardo ciò che mi è di fronte.
Palazzi distrutti, sopraelevate cadute giù. E tantissimi ragazzi.
Il concerto è più grande di quanto immaginassi. Mi infilo fra le fila di persone che si ammassano camminando e mi guardo in giro. Devo arrivare al backstage.
Due ragazzi accanto a me mi guardano fisso. Mi mettono a disagio. Uno dei due mi indica.
Dopo un attimo però non li vedo più.
Continuo a camminare.
Il palco è formato dalla carcassa macabra di un antico motore, forse di una nave. Insieme a fili di lamiera e petrolio solidificato. Sopra ci sono già delle persone che urlano parole al pubblico strappando note dai loro strumenti.
C’è tantissima gente non sono neppure a metà strada. Provo a tornare indietro e a prendere un corridoio formato da fango e ferro.
Cammino per un po’ e sbuco dall’altra parte dell’edificio, in una porticina piccolissima, che dall’esterno è quasi invisibile, dato che quasi si mimetizza col muro accanto. L’unico modo per trovarla e aprirla è seguire il tubo che le passa vicino.
Cristo, sono dall’altra parte del backstage!
Un ragazzo accanto a me ha un pezzo di carta dove leggo
“ … guest star: Dust of Rave
vocals: Ays
guitar: Lilith
bass: Maudd
keyboard: Ton”
Parla dei Dust of Rave.
Il concerto è cominciato già da un pò e io non so se il ragazzo che sto cercando è già andato via.
No, deve essere per forza qui in giro.
E io lo devo trovare.
Riesco ad avvicinarmi al palco cercando di stare a distanza di sicurezza dai ragazzi che pogano come pazzi.
“Eccoli, eccoli!”
Un boato accoglie l’entrata dei Dust of Rave.
Eccoti. Sei li, sopra masse di ragazzi che urlano la tua musica nel cuore.
Sei tu che canti.
Vocals: Ays
Finalmente so il tuo nome.
Ays.
E lo sento così tanto familiare…
Le note volano.
La tua voce nell’aria.


"Sangue rappreso sui muri incrostati
del bagno
puzza di piscio e odore di vomito
il viso allo specchio
è solo un fantasma
uno scheletro venuto da un pianeta lontano
La polvere del Rave è ancora sulle mie scarpe
e non l'ho tolta via
c'è un cappotto nero che vola
c'è un corvo nero che viene indossato
il sangue cade giù dal cielo
e il cielo mi scorre nel corpo
di chi è quella lacrima che cade?
Metti il coltello nel fodero, non è ancora il momento
freddo freddo freddo
poi una goccia di calore e un brivido di birra
insicurezza
nella poesia dark
di un albero che non sapeva di crescere
e di una luna che non sapeva ancora di dover morire."

Sto piangendo.
Mi fa troppo male vederti. Cristo vorrei sbattere la testa talmente tanto forte da far schizzare fuori il cervello e non sentire più questo dolore.

- Missy, che te ne pare di questa?
Le sue mani accarezzano i tasti del pianoforte.
E’ bellissima.
“Può il sole baciare la luna quando si nasconde agli occhi del mondo?”

Salutate il pubblico spaccando la chitarra sulla batteria e bruciando bandiere.
No, non andare via! Sorridi ai membri del gruppo, rivolgi il pugno con il dito medio all'insù alle persone che sono sotto il palco, giri le spalle, vai via.
Mi muovo, tiro spallate, ma non riesco a muovermi velocemente come vorrei… sento delle urla, qualcuno è stato schiacciato.
Aspettami!
qualcuno accanto a me strilla “il servizio supremo!”
Spari. Urla.
Cristo, sono arrivati i Vigilanti.
Un’ondata enorme di ragazzi mi si riversa addosso e mi trascina via dalla parte opposta a dove sei tu.
Vengo spinta via… no, non voglio allontanarmi da te ora che ti ho trovato!!
Nooo!
L’ondata è assurda, faccio fatica a restare in piedi e a non essere soffocata. Urla. Accanto a me una mano tatuata col codice a barre tenta di afferrarmi ma l’onda che mi trascina è più veloce e forte.
In un flash vedo l’entrata del corridoio di fango e lamiere dov’ero stata poco prima e con tutte le mie forze mi aggrappo al tubo. Riesco a scaraventarmi nell’imboccatura del corridoio.
Due braccia mi afferrano e mi sbattono sulla parete
- Chi cazzo sei?
- Non sono un vigilante!
La presa si allenta. Nel corridoio ci sono più persone oltre all’energumeno che mi sovrasta e mi guarda sospettoso.
- Non mi sembra una vigilante, lasciala stare!
Il ragazzo che ha parlato è uno dei Dust of Rave!
Accanto a lui la bomboletta che baciava Ays.
E accanto a lei… Ays.

Ti giuro che romperò i coglioni a Dio pur di non lasciarti mai.

Sono sicura di avertelo promesso.

Per sempre.

Ti fisso imbambolata non riuscendo a spiccicare parola. Ti ho cercato per giorni interi e ora posso parlarti. Mi rendo conto che invece non ti ho cercato solo per giorni. Ti ho cercato da sempre.
- Ciao
Mille parole da poterti dire. Che si riassumono tutte in questa.
Mi sento svenire. Starti accanto mi fa un effetto assurdo.
La bomboletta gonfiabile pigola delle kavolate a cui non do il minimo peso. Ti sto guardando.
E ti sorrido.
Ci guardiamo a lungo, non riuscendo a distogliere gli occhi.
La pupattola richiama la tua attenzione.
Vorrei avere una gomma per cancellarla.
Ti rivolgi di nuovo a me.
Muovi le labbra. La tua voce.
- Come hai fatto a trovare questo passaggio?
Apro la bocca ma si muove senza che un filo d’aria ne esca fuori.
Mi guardate tutti perplessi. Vi chiedete se sia stupida o meno. O una possibile spia dei vigilanti.
Mordo nervosamente le labbra. Stringo i pugni. Parlo.
- Ti stavo cercando. Credo che noi due ci siamo già incontrati ma non riesco a ricordarlo. E per me è importantissimo… o meglio credo di averti visto già ad un rave giorni fa ma…beh, io ti vedevo già da prima!
Mi guardi. Ora sei sicuro che io sia pazza.
- come hai fatto a trovare questo passaggio?
- Ho delle immagini nella mente che riguardano te. Come se fossero momenti passati…
la bomboletta grugnisce qualcosa del tipo di lasciarmi stare. Continuo.
- Non so perchè succede tutto questo so solo che volevo parlarti, vederti... ti prego, sai qualcosa di un anello nero che mi avevi regalato o di una sera che ci siamo ritrovati sotto la pioggia o di noi due su un tetto di una mansarda…
Il tuo sguardo freddo mi blocca. Sono un’estranea per te. Eppure sono sicura di conoscerti da sempre!

Il cielo è un velo nero sulle nostre teste. Le sue braccia mi stringono forte.

- Anche ora mi è venuta un’altra immagine di noi due… non ci capisco più niente, mi sembra di impazzire! Ti prego, rispondimi, ne sai qualcosa?
- Non credo di averti mai vista prima d’ora.
Sei gentile ma mi sento spezzare in due guardando i tuoi occhi freddi.
Non me ne fotte neanche di capirci qualcosa ho solo voglia di abbracciarti, stringerti forte a me…
Non me accorgo nemmeno. Le braccia si muovono da sole. Ti stringo forte a me. Il calore del tuo corpo è nel mio.
Dura un solo breve unico attimo.
E poi la deficiente mi si butta addosso e separandoci cerca di strapparmi i capelli.
La staccate via da me.
Sei allarmato.
- Ma chi cazzo sei? Cosa vuoi da me?
- non voglio nulla da te. So soltanto che sto impazzendo che mi sembra di conoscerti da sempre e che…
non riesco a finire la frase.

…e che ti amo.

-I vigilantiiiiiiiiiii!
Sono arrivati.
Stavolta le mani tatuate con i codici a barre sono più veloci e riescono ad afferrarmi. Sputo sull’elmetto del figlio di puttana che mi sta portando lontano da te ma non serve a nulla.
Riescono a trascinarmi via.
Ma tu sei riuscito a scappare. E questo mi rende felice.

Project n. 7

La stazione del Servizio Supremo di Vigilanza ecc.ecc. è piena di ragazzi skazzati e inkazzati. Alcuni sono stati portati via da genitori altolocati. Altri come me sono buttati vicino una parete aspettando chissà cosa. Forse che un coglione con la toga pronunci frasi del cazzo su persone che non ha mai visto ne conosciuto prima.
Passano ore.
Ogni tanto risse fra ragazzi e vigilanti.
Che vengono subito fermate.
Mi chiedo dove sei.
Nella foga ho perso la mia boccetta di Dust of Rave e quando i vigilanti mi hanno perquisita mi hanno trovata pulita.
Pericolo iconosi scampato.
Un coglione in divisa mi chiama per nome.
Missy.
Resto sorpresa.
Non avevo nessun documento e non avevo mai detto il mio nome…
Mi fa segno di seguirlo.
Mi alzo.
Mi porta in una stanzetta in fondo al corridoio.
C’è un uomo con la faccia da topo seduto ad un tavolo. Mi fa segno di sedermi. Io resto in piedi.
- Mia cara Missy, spero che questa gente ti abbia trattato con dovuto rispetto…
- Non mi chiamo Missy. Si sta sbagliando con un’altra persona.
Lui ride. Sembra divertito.
- Mia povera ingenua creatura. So benissimo chi sei. Ma hai ragione a non voler rivelare il tuo nome in questa sede… a volte le persone che lavorano qui sono così…uhm…come dire… tonte? E a volte non riconoscono l’importanza delle cose. Ma stavolta mi sono state utili. Sei qui davanti a me dopotutto, no?
- Chi è lei, piuttosto? E come fa a conoscere il mio nome?
- Oh, mia cara, so talmente tante di quelle cose su di te… molto più di quante la tua limitata testolina di essere vivente potrebbe immaginare!
- Cosa vuole da me?
- Nulla di particolare. Vorrei solo fare quattro chiacchiere con te. Ti va di fare un giro in auto?
- Non ho nulla da dirle e la prego di lasciarmi in pace.
La sua presenza mi turba molto di più di quella di tutto il Servizio Supremo.
Faccio per girarmi ma mi trovo di fronte due Vigilanti che mi afferrano per le spalle e mi trascinano fuori. Vengo caricata a forza in un auto grandissima. L’uomo sale nei posti davanti. I due energumeni mi si mettono di lato in modo che non possa tentare nessuna fuga.
L’uomo si gira e mi sorride con un ghigno schifoso.

- Non sei felice di rivedere tuo padre, mia spaurita creaturina?


Project n. 8


Centro Ricerche Last Dido II: è il cartellone che annuncia l’entrata in un complesso di palazzi grandissimi.
Nella parte vecchia della Città.
Il racconto della ragazza mi risuona in testa.
Laboratori, esperimenti, orrori.
Cosa vogliono da me?
Vengo portata in una stanza e la porta viene richiusa alle mie spalle.
Ho paura. Tanta paura.
Cosa intendeva quel uomo parlando di mio padre? Non ho mai conosciuto i miei genitori, sono stata abbandonata quando avevo soltanto pochi giorni di vita…
Aspetto. Che qualcuno mi spieghi cosa sta succedendo.
Aspetto ancora.
Mi guardo attorno. La stanza è lussuosissima, è uno studio. Rabbrividisco nel vedere i macabri resti di una rana e di un criceto sezionati che fanno bella vista su un tavolinetto bianco seminascosto racchiusi in contenitori di vetro.
Ma dove sono finita?
Aspetto ancora.
Nulla.
Cerco di aprire la porta ma è chiusa ed è molto rubusta, impossibile da aprire a spallate.
Magari potrei provare a lanciarci contro le sedie, le poltrone…
Un qualcosa sul tavolo attira la mia attenzione.
Fotografie.
Del mio corpo collegato a mille fili e condotti e tubicini.
Il mio corpo nudo.
Ma cosa significa?
Accanto a me si alternano diversi dottori chi sorridente, chi serio ma tutti con l’aria di chi ha appena vinto una sfida.
E in più foto si ripete la faccia da topo dell’uomo che ora è di fronte a me.
E’ entrato nella stanza senza neppure che me ne accorgessi.
Mi sorride.
Eppure l’uomo della foto pur somigliandogli non sembra proprio lui.
- Cosa significa? – dico indicando le foto.
- L’uomo che vedi accanto a te è mio padre. Io ho soltanto continuato la sua opera. Oh, mia cara, sei la creatura più bella che abbia mai concepito…
Fa per toccarmi i capelli e mi tiro indietro.
- Ma di cosa sta parlando?
- Mia piccola stella il tuo giovane corpicino è stato l’unico che ha dato i risultati che speravamo e per cui mio padre era stato creduto pazzo! E per cui io invece ho ereditato la gloria!
- ?
- Sei l’unico elemento che nonostante i 60 anni di ibernazione psichica ha ritrovato dentro di se reminescenze della vita passata, l’unico elemento che si è ribellato ai valori standard di concezione del ricordo… hai ritrovato una parte di te che credevamo aver cancellato… Hai dimostrato che l’immortalità può esistere! Il tuo corpo è sopravvissuto insieme alla tua proiezione psicologica! Nessuno degli altri soggetti ha reagito così all’esperimento… Ci servirai e continuerai a servirci ancora per molto tempo…
Preme un bottone sulla sua scrivania e due energumeni entrano nella stanza.
Reagisco come potrebbe fare la preda che si sente in trappola di fronte al predatore: mi difendo con graffi pugni morsi ma riescono ad avere facilmente la meglio su di me.
Il dottore mi si avvicina con un ago che mi fa entrare nella carne.
Perdo i sensi.

E’ un giorno dolcissimo. Stiamo viaggiando in autostop perché come al solito siamo senza un soldo. Piove molto. Un uomo ci ha dato un passaggio. Parla, è simpatico.
Dice di essere un commesso viaggiatore e di chiamarsi Stan.
Ad un tratto una brusca sterzata per non investire il cagnolino che ci sbuca davanti. Un urto tremendo la macchina in mille pezzi, i corpi mescolati alle lamiere, il sangue alla benzina. Ays è accanto a me provo a chiamarlo ma non risponde, ha gli occhi chiusi.
Anche l’uomo che è con noi ha gli occhi chiusi. E tanto, tanto liquido rosso alla testa.
Quanto tempo passa mentre io non posso muovermi e vedo uscire il sangue dai nostri corpi?
Non voglio morire. Ays, Ays ti prego non lasciarmi non andare via…resisti! Ce la faremo, stringi i denti!
Sirene.
Ambulanze e dottori.
Forse c’è ancora una speranza.
Luci, urla, un ospedale. Mi separano da Ays lo portano in un’altra stanza.
Persone si affaccendano attorno a me. Vedo aghi entrarmi nel corpo, sento scariche elettriche sul torace, le espressioni sconsolate di quelle persone, la frenesia attorno a me, le facce contorte, le mani sporche di sangue che reggono siringhe vicino al mio fisico macellato. Il dolore lentamente va via…non sento più il mio corpo non sento più nulla.
Si allontanano da me.
Qualcuno mi stende un lenzuolo bianco sul volto.
No, toglietemelo dal viso non riesco a respirare!
Non voglio chiudere gli occhi se lo faccio non potrò più aprirli.
Dov’è Ays? Dove l’avete portato?
Ho paura…
Voglio vederti Ays!
Il lenzuolo viene tolto.
La faccia di un uomo che mi osserva con attenzione.
- Sì, è esattamente come segnalato. Avete fatto un ottimo lavoro a trovare questi elementi.
Il viso si avvicina ancora di più.
- Oh, mia cara se soltanto tu potessi sapere quale estremo onore ti è stato dato oggi! Il tuo inutile corpo potrà vivere a secoli di distanza!
Dov’è Ays?
Il soffitto sopra a me scorre…mi stanno portando in un’altra stanza. Ho paura, tanta paura.
Ays dove sei?
Ci sono tante luci sopra di me e degli uomini con camici bianchi e maschere ancora più bianche sulla bocca.
Che vogliono da me?
Ays?
Questi non sono i dottori di un normale ospedale.
Un tubo mi viene attaccato al collo. E poi un altro sul petto. E un altro ancora sulla testa. E mille altri fili strani per tutto il corpo.
Cosa mi state facendo?
Vedo il mio corpo inarcarsi come se stessi ricevendo scosse elettriche ma io non sento nulla.
- vada avanti con la reazione…alzi il livello
- …ma signore?
- faccia come dico! Il soggetto deve avere la mente completamente sgombra!
- Ma potrebbe non sopportarlo!
- Faccia come dico, ormai questa ragazza è carne da macello la sua morte celebrale è stata accertata pochi minuti fa quindi non si faccia scrupoli e faccia quello che ho detto! La sua unica speranza di vita siamo noi! E se anche dovesse andare male lei è comunque già condannata!
No, che dite? Io non sono morta!
Vedo uno schermo dove strane onde rosse gialle e blu si intrecciano. Cosa è successo al mio corpo? Non riesco a muovere nulla…Ays Ays dov’è Ays? Vorrei girare il viso ma non ci riesco non posso… Ays dove sei?
Cosa mi stanno facendo?
Mi sento risucchiare, voglio resistere, non voglio andare dove mi sta portando questa corrente, sento che vorrebbe dire morire.
E non voglio morire. Voglio stare con il mio amore non voglio lasciarlo.
- Dottore, un nuovo soggetto… anche il ragazzo che era con lei è pronto per la formattazione, tutti le funzioni sono favorevoli e rispondono perfettamente. Il suo corpo è nell’altra stanza legato già ai condotti di ibernazione psichica.
Noooooooooo!!!
Che vuol dire il tuo corpo?
Ays mi hai lasciata?
Ays sei m…morto?
Ays, Ays cosa sta succedendo?
Ays non lasciarmi!
Ayss!!!
Tutto pian piano si affievolisce.
Una lacrima mi rotola giù.
Ays non voglio lasciarti.
Delle voci.
- Mio Dio, il soggetto è ancora vivo! Professore, venga qui! C’è una lacrima!
Il viso odioso da topo dell’uomo è di nuovo sopra di me.
- Certo, miei cari. Preparatevi ad entrare nella storia. Forse questo sarà il giorno in cui tutte le nostre fatiche saranno premiate.
Ays?
Tutto si oscura.
E poi una luce.
Luce, luce, luce.

Mi sveglio legata su una specie di sedia di metallo collegata a strani macchinari. Mi hanno tolto i vestiti e mi hanno messo una specie di tunica bianca.
- Finalmente sei tornata qui fra noi!
Il viso schifoso da topo del dottore è su di me. Sento il suo alito viscido sfiorarmi la pelle.
Le cose che ho visto non erano sogni. Ho la certezza dentro di me che si tratta degli ultimi ricordi della mia vita prima di diventare carne da esperimento.
- Sei il quarto soggetto che è stato sottoposto a formattazione mentale... abbiamo ricostruito il tuo corpo ma questo ha richiesto l'annullamento in te di tutti i ricordi della tua vita...è un particolare purtroppo necessario...stavamo lavorando da anni a questo... tu e il tuo ragazzo siete riusciti a resistere alla ricostruzione...ma l'unico elemento che ha ritrovato parte dei suoi ricordi sei stata tu...oh, sapevamo qualunque cosa tu facessi tramite i nostri informatori… La tua cara amica Pink era nientaltro che la nostra agente numero 123 che ci teneva informati su ogni tua mossa. Quando ci comunicò tutti i tuoi miglioramenti fu un giorno di festa per noi…sei la nostra creatura, la nostra figlioletta…
- Pink...

-Si mia cara, proprio lei. Ci è stata molto utile devo dire.
- Per la vostra schifosa organizzazione io e Ays eravamo solo delle cavie da poter sezionare a piacere!
- Oh, no mia cara non è come pensi…tu eri già morta! E così lo era anche il tuo ragazzo! Quando siete arrivati qui eravate soltanto un cumuletto di sangue e ossa macellate! O meglio forse una speranza ancora di salvarvi l’avevate… non potevamo fare nessun test su di voi se nei vostri corpicini non era presente almeno una lieve se pur importantissima scintilla vitale…ma cosa sono pochi giorni ancora vissuti da miserevoli esseri normali banali in confronto alla possibilità che vi è stata data di vivere per sempre, di essere immortali?
- E io dovrei esservene grata? Mi avete fatta morire dentro, porci, avete cancellato in Ays ogni mio ricordo...non mi avete salvato la vita, mi avete usata per un vostro schifosissimo esperimento!
- ah… questo è ciò che accade quando alla plebaglia viene data l’assurda possibilità di poter conoscere l’immenso potere della scienza… cosa se ne ricava? Null’altro che stupide considerazioni sui sentimenti!
- Figlio di puttana rivoglio la mia vita!
- Basta, ti è stato concesso già troppo tempo. Ma in fondo te lo dovevo. E’ un mio piccolo modo per ringraziarti dell’aiuto che ci hai dato e che continuerai a darci... proveremo di nuovo la formattazione mentale e scopriremo cosa in te riesce ad annullarla...
- Lasciatemi fottuti bastardi!
Sento le cinghie lacerarmi la pelle nel disperato tentativo di liberarmi ma è tutto inutile, sono troppo dure e non riesco a muoverle neppure di un dito.
- Figli di puttana lasciatemi stare!!
Ays non voglio lasciarti...Ayss!
- Missy!
Ays è proprio sotto di me insieme ai due guardiani che cercano di fermarlo.
- Melissa sto arrivando!
Piango il cuore mi scoppia. Riesco a muovere la mano a tirarla un pò verso il basso.
Un attimo.
Ays sei qui!
E la mia mano incontra la tua.
Solo un attimo. Per incrociare i tuoi occhi. E leggerci tutta la nostra vita insieme.
Ti amo, Ays.
Non so cosa ci fai qui non so come fai a sapere il mio nome non so se ricordi tutto non so un cazzo. So solo che ti amo. E che mille esperimenti non potranno mai separarci.

Riavvio soggetto. Contatto iniziato.

Riesco a vedere il contatore messo in moto. Mille aghi invisibili infilzano tutti insieme la mia mente. Un dolore assurdo mi spacca il cranio.

Procedura in sviluppo.


Bip

Biip

Biiiiiiip

Biiiiiiiiiiiip

Dolore...

Poi la luce.

Luce, luce, luce.

Biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiippppppppppppppp........

Una luce.
Dapprima bianca poi leggere venature azzurre…

 

 

Dust of Rave

- fine -